PESCEAZZURRO: CHI È COSTUI? - Pesce Azzurro

PESCEAZZURRO: CHI È COSTUI?

EVOLUTO, TREND SETTER, BUONO, BRAVO, ANTICO, ANTIDEPRESSIVO, CANTERINO: ABBIAMO RACCOLTO LE CURIOSITÀ PIÙ CURIOSE DEL PRINCIPE DEI NOSTRI RISTORANTI

Da più di 40 anni lo proponiamo nei nostri Ristoranti self-service di pesce della Romagna e delle Marche. Eppure, nonostante lo serviamo tutti i fine settimana, nei festivi e prefestivi a pranzo e a cena, alcune volte sfuggono persino a noi le particolarità che fanno del pesce azzurro lo straordinario principe indiscusso della cucina di pesce italiana!

Abbiamo già parlato del perché si chiamano così (rileggi QUI l’articolo del blog), elencato quali siano (l’elenco lo trovate QUI) e presentato le nostre ricette a base di pesce azzurro (che trovate nel MENU DEL GIORNO). Ora è invece il momento di fare un excursus sulle curiosità più curiose di questa specie ittica.

A INIZIARE DAL COLORE… AZZURRO!

La loro colorazione è il risultato della storia evolutiva di questa specie: sono azzurri per mimetizzarsi, e per sfuggire ai predatori! Sono i pesci che popolano la colonna d’acqua senza avere rapporti con il fondale: né per nutrirsi, né per riprodursi, né per nascondersi.

Pensateci: se il predatore si pone sopra il pesce azzurro ne vedrà il blu del dorso, tonalità molto simile al fondo scuro del mare. Viceversa se il predatore è posizionato più in basso verrà ingannato dal colore argento che riflette la luce del sole filtrata dalla superficie.

Eh sì, potenza della natura!

NON PASSA MAI DI MODA… NONOSTANTE SIA ANTICO!

L’utilizzo del pesce azzurro nella tradizione culinaria d’Italia risale ai romani (lo raccontano gli scritti di Plinio il Vecchio e del grande cuoco imperiale Apicio) che amavano condire i loro piatti con il Garum: una cremosa salsa ottenuta dalla macerazione di pesci piccoli (acciughe e sardine) e pesci più grandi tagliati a pezzetti (sgombri e tonni) uniti a strati di erbe aromatiche tritate, il tutto coperto da sale grosso. Una crema perfetta per insaporire primi e secondi piatti.

IL PESCE AZZURRO… AGUZZA LA VISTA

Una ricerca condotta dalla London School of Medicine e pubblicata nell’American Journal of Clinical Nutrition, rivista di nutrizione, ha accertato che coloro che consumano pesce azzurro come acciughe, sardine e sgombri, una o più volte la settimana, dimezzano il rischio di ammalarsi di degenerazione maculare – una della cause di cecità più frequenti dopo i 60 anni d’età – rispetto a coloro che non ne fanno uso.

IL PESCE AZZURRO… È UN ANTIDEPRESSIVO

Sono diversi gli alimenti da considerarsi degli antidepressivi naturali. In questo elenco ricordiamo, ad esempio, lo sgombro, il salmone, le sardine. Il pesce azzurro in generale che, a basso costo, fornisce gli Omega 3 (ne avevamo parlato QUI). Questi acidi grassi – molto più bio disponibili e completi rispetto a quelli di origine terrestre – aiutano a mantenere l’equilibrio mentale, evitano la depressione e possono supportare trattamenti farmacologici. Di queste virtù stabilizzanti dell’umore ne sono ricchi anche i semi di lino, le noci, la soia, le mandorle e le noci.

CI VUOLE FEGATO (DI PESCE AZZURRO)… PER FARE BENE AL CUORE

Gli Omega 3 sono grassi che il nostro organismo non produce e che attinge solo dal cibo, non fanno ingrassare e ripuliscono le arterie dai lipidi riducendo il rischio di trombi e coaguli e mantenendo il sangue fluido (ne avevamo parlato QUI).

Una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Food Composition and Analysis sottolinea che è soprattutto nel fegato di pesce, in particolare in quello delle alici, che si trova un’ottima fonte di grassi polinsaturi Omega 3. Nonostante ciò, l’industria di trasformazione alimentare “spreca” questo tesoro eliminando le interiora prima dell’inscatolamento. Mettere da parte il fegato farebbe bene anche al mare visto che proprio qui, ogni anno, vengono gettate centinaia di tonnellate di scarti di pesce.

IL PESCE AZZURRO… FA MUSICA D’AUTORE

Il famoso cantautore genovese Fabrizio De Andrè parla del pesce azzurro nella sua canzone “Le acciughe fanno il pallone” scritta insieme a Ivano Fossati. Nel testo De Andrè canta: “…le acciughe fanno il pallone che sotto c’è l’alalunga se non butti giù la rete non te ne lascia una…”. De Andrè cita questa specie riferendosi a un tipico detto ligure con il quale si indica il momento in cui le acciughe, nell’intento di sfuggire dal loro predatore, saltano veloci fuori dall’acqua.

 

Non fate “Le acciughe in barile!” come recita un proverbio – eh sì, i nostri pesci azzurri sono protagonisti anche di numerosi detti popolari – e correte a fare #unpienodipesce nei nostri Ristoranti self-service PesceAzzurro!

Ci trovate QUI!