CHE COSA POSSIAMO FARE PER SALVAGUARDARE IL MARE?

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Parlare del mare significa inevitabilmente parlare dell’uomo. Perché le prime forme di vita sono nate e si sono evolute nel mare. Perché il nostro pianeta è ricoperto al 70% dall’acqua di mari e oceani, che rappresentano il 97% delle riserve idriche della terra e rilasciano oltre il 50% dell’ossigeno che respiriamo. Perché il pesce rappresenta una fonte primaria di proteine per l’alimentazione di oltre un miliardo di persone e il mercato ittico genera il 5% del pil globale.

Insomma, il mare è di vitale importanza per ognuno di noi, e proprio per questo tutti dovremmo impegnarci di più a proteggerlo e a salvaguardare la sua integrità. Purtroppo invece ciò che accade è esattamente il contrario: l’uomo oggi è il principale artefice dello sfruttamento e della distruzione degli habitat marini.

Oltre ai cambiamenti climatici causati dal riscaldamento globale e ad una pesca troppo spesso intensiva e irresponsabile, oggi la biodiversità marina è messa in grave pericolo dal prodotto umano più diffuso e utilizzato: la plastica. L’ultimo rapporto dello United Nations Environment Programme (UNEP) rileva che ogni anno finiscono nel mare oltre 8 miliardi di tonnellate di rifiuti plastici e stima che di questo passo, se non saremo in grado di applicare severe misure correttive, entro il 2050 il peso dei rifiuti plastici avrà superato quello dell’intera fauna marina.

Il rapporto mette in evidenza che a finire in mare sono principalmente materiali plastici monouso: bottiglie d’acqua, cannucce, imballaggi alimentari, cotton fioc. Prodotti utilizzati per pochi minuti che una volta in acqua impiegheranno circa 500 anni per decomporsi. Negli oceani, trasportate dalle correnti, galleggiano quantità impressionanti di plastica. La più grande e tristemente nota, il Great Pacific Garbage Patch, si trova nel Pacifico settentrionale e ha una superficie stimata di circa tre volte quella della Francia.

Se da un lato alcune importanti iniziative per ripulire gli oceani dai rifiuti stanno partendo – come quella del giovanissimo Boyan Slat, fondatore di Ocean Cleanup – dall’altro è evidente che solo un cambio drastico delle nostre abitudini di consumo può fare davvero la differenza. Orientare le nostre economie e i nostri valori verso modi più sostenibili di vivere, produrre e consumare è l’unico modo che l’uomo ha per diminuire sensibilmente l’inquinamento dei mari.

Ecco alcuni comportamenti quotidiani che possiamo mettere in pratica:

  • Evitare più possibile l’utilizzo di imballaggi di plastica monouso: prediligi l’uso di contenitori in carta o vetro a bottiglie, bicchieri, posate e cannucce di plastica. L’Italia è al primo posto nella classifica dei Paesi europei che consumano acqua in bottiglie di plastica: 178 litri per abitante ogni anno;
  • Sostituire i sacchetti di plastica monouso con sporte riutilizzabili: usa una borsa di tela per fare la spesa e accertati che i sacchetti di plastica che utilizzi per la raccolta dell’umido siano realmente biodegradabili. Verifica che sul sacchetto siano stampati i marchi Ok Compost o Compostable oppure la seguente frase: Prodotto biodegradabile conforme alle normative comunitarie EN 13432;
  • Evitare i prodotti che contengono microsfere di plastica: spesso si tratta di prodotti cosmetici e per la cura della persona (scrub, dentifrici, bagnoschiuma). Le microsfere sono troppo piccole per essere filtrate dai sistemi di depurazione delle acque e finiscono direttamente nei fiumi e nei mari, risalendo la catena alimentare e contaminando gli ecosistemi naturali;
  • Non disperdere nell’ambiente mozziconi di sigaretta: ogni anno oltre 4 tonnellate di mozziconi in tutto il mondo vengono dispersi nell’ambiente. Come la plastica, spesso i mozziconi finiscono in mare. I filtri delle sigarette contengono composti chimici letali per la fauna ittica, sia marina che di acqua dolce.
  • Scoprire la stagionalità del pescato e consumare pesce locale: se mangi pesce locale e da pesca sostenibile contribuisci ad evitare l’estinzione di molte specie. La pesca intensiva è tra le principali cause di distruzione degli ecosistemi marini. In 40 anni le specie marine sono diminuite del 39%.